sabato 11 giugno 2011

L’albero di Giuda


Stavrogin: Ohè!
Kirillov: Voi qui?
Stavrogin: Vado ad ammazzarmi.
Kirillov: Perché?
Stavrogin: Perché avrei voluto non nascere mai…
Kirillov: Anch’io.
Stavrogin: Siamo ridicoli?
Kirillov: Né sì né no.
Stavrogin: Il ridicolo uccide?
Kirillov: Né sì né no.
Stavrogin: Tu che farai?
Kirillov: Un colpo di rivoltella. E tu?
Stavrogin: Un nodo di corda.
Kirillov: Morrai col vento alla gola.
Stavrogin: Morrai col fuoco al cervello.
Kirillov: Eppure sarebbe bastata una sua parola.
Stavrogin: Di chi?
Kirillov: D’un salvatore!
Stavrogin: I salvatori non sono nati per salvare.
Kirillov: E per cosa, di grazia?
Stavrogin: Per levarsi la maschera.

Silenzio.

Stavrogin: Voglio soltanto morire, Kirillov. Morire fino a perdere qualsiasi legame con la realtà. Ma so che non sarà così semplice. Qualche voce lontana – un sibilo schiacciante, una sirena – mi tradirà proprio nell’attimo del trapasso. E sul mio albero, all’orlo della rama in primavera, nasceranno fiori bianchi.

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