mercoledì 8 giugno 2011

'L’udienza' di Marco Ferreri (1971)


Una storia di tutti, che in fondo però, non interessa nessuno. Uno dei film più maturi di Marco Ferreri, profondo e ricco di riflessioni sul potere, in cui il regista, nel suo consueto stile ricco di grottesco, rappresenta attraverso una sorta di parabola la vita umana. Amedeo è un timido ragazzo cattolico il cui più grande desiderio è avere un colloquio personale con il papa; il suo non è un desiderio puerile e guidato dal timore, egli afferma che ciò che ha da dire al santo padre sia di grande importanza per entrambi, egli ha un messaggio che deve essere a tutti i costi recapitato, ma la sua avventura alla ricerca del ‘Padre’ ricorda il Castello di Kafka: il suo tentativo di scalare dal basso la scala gerarchica della chiesa si trova ad essere interrotto sin dai gradini più bassi della burocrazia, sin dai più piccoli funzionari, che diventano muri impenetrabili oltre i quali non si può procedere. La parabola di questo film, pur essendo, nella sua interpretazione più prossima, una accusa alla volontà della chiesa di conservare, soprattutto con la figura del papa, la sua aurea di sacralità e lontananza, può essere tranquillamente ampliata fino a diventare parabola della vita umana, come già Kafka ci ha mostrato in racconti come il già citato Il Castello e Il Processo, nei quali la condizione umana è vista come un eterno tentativo di oltrepassare la propria miseria cercando di raggiungere il proprio ‘padre’, il proprio significato.
Amedeo, come i personaggi Kafkiani, si accorge che per raggiungere il proprio obbiettivo, l’assoluto, si deve fare i conti con quanti da questo assoluto ci separano: qui entra in gioco il Potere, con la sua capacità di far leva sulla imperfezione umana fino a creare muri e scale dove non c’è che l’abisso. Oltre alla burocrazia di un sistema creato dall’uomo e dimentico dell’uomo, entrano in gioco, contro di lui, anche la passioni più proprie dell’essere umano, quelle più viscerali, come l’amore. Tutto sembra muovere contro questo incontro, nessuno vuole che il giovane portatore del messaggio possa raggiungere il destinatario. Giungerà questo messaggio a destinazione? Riuscirà l’uomo comune a raggiungere l’assoluto, la fine della scala gerarchica, il senso delle cose? E se il fallimento sarà il compimento di questa vita di ricerca e di lotta, sarà sufficiente questo sacrificio a placare la volontà umana di spezzare la propria miseria? Oppure ogni volta avrà un nuovo inizio ed ogni uomo dovrà far fede alla propria natura ed affrontare, come il povero Amedeo, la sua personale e condivisa condanna?    

1 commento:

  1. capitato per caso sul blog. ho appena visto l'udienza. buono il vostro spunto critico. film dai molteplici livelli di lettura

    complimenti per il blog

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